Donne e architettura. Un nuovo premio (e una nuova vincitrice)!

In Europa, circa il 30% degli architetti sono donne e la percentuale è in continuo aumento. Ma, a livello mondiale, le personalità conosciute per il proprio lavoro si possono contare su una mano o due. L’arcVision Prize – Women and Architecture, alla sua prima edizione nel 2013, è andato alla ricerca di quelle donne in grado di dimostrare nella propria attività di ricerca e progettazione un’eccellenza e un’attenzione alle questioni centrali della costruzione come la tecnologia, la sostenibilità e le implicazioni sociali e culturali. Privilegiando coloro che operano in condizioni di particolare complessità, sia come campi di intervento progettuale, sia dal punto di vista delle condizioni territoriali.

Le 19 finaliste, segnalate da advisor e poi valutate da una commissione tecnico-culturale, provengono da 15 Paesi: Brasile, Egitto, Estonia, Germania, Giappone, India, Italia, Messico, Polonia, Spagna, Singapore, Svezia, Svizzera, Tailandia, Usa. Fra le italiane, Luisa Fontana (fondatrice dello studio Fontanatelier) ed Elisabetta Terragni(erede di Giuseppe Terragni, un nome importante della storia dell’architettura italiana).
A giudicarle, un pool di donne illustri nel campo dell’architettura, guidato da Stefano Casciani, direttore scientifico del premio. Sono Shaikha Al Maskari (membro del consiglio direttivo dell’AIWF – Arab International Women’s Forum), Vera Baboun(sindaco di Betlemme), Odile Decq (titolare dello studio ODBC), Victoire de Margerie(presidente di Rondol Technology), Yvonne Farrell (titolare con Shelley McNamara dello studio Grafton Architects), Samia Nkrumah (presidente del centro panafricano Kwame Nkrumah), Kazuyo Sejima (titolare con Ryue Nishizawa dello studio SANAA),Benedetta Tagliabue (fondatrice con Enric Miralles dello studio EMBT) e Martha Thorne (direttore del Pritzker Prize).

La premiazione, tenutasi lo scorso 7 marzo presso l’i.lab – Centro Ricerca e Innovazione di Italcementi Group, promotore dell’arcVision Prize -, ha visto trionfare all’unanimità la brasiliana Carla Juaçaba con il padiglione Humanidade 2012 per Rio +20. Classe 1976, dal 2000 Carla Juaçaba fonda il proprio studio di architettura e ricerca a Rio de Janeiro. La sua figura, secondo la giuria, “racchiude quelle qualità che un architetto coraggioso deve avere per affrontare la propria professione con creatività alla ricerca di soluzioni non convenzionali, con immensa sensibilità rispetto al contesto nel quale le sue opere saranno collocate”.

Un progetto, quello del padiglione Humanidade, che sintetizza la sua poetica: una struttura temporanea, facilmente montabile e smontabile, realizzata con materiali del luogo, riutizzabili al 100% e concepita in collaborazione con l’artista Bia Lessa per ospitare eventi privati e una mostra sulla sostenibilità che ha contato 220mila visitatori in due settimane. “Credo che sia molto particolare fare un premio solo per le donne. Per tutti i lavori che ho realizzato finora non si è mai trattato di un invito, ho sempre dovuto lottare per dimostrare di essere capace. Non lo dico solo perché sono donna ma credo che per noi sia un po’ più complicato. Quindi è davvero bello vedere un premio di questo tipo, per evidenziare questo sforzo, perché si tratta di uno sforzo, per ogni lavoro”, afferma Carla Juaçaba.

La giuria ha inoltre assegnato menzioni d’onore alla spagnola Izaskun Chinchilla per il non convenzionale approccio progettuale, all’indiana Anupama Kundoo per la sua capacità di ricerca sui materiali e all’estone Siiri Vallner per la sua sensibile interpretazione degli spazi e dei luoghi.

Oltre alla somma di 50mila euro, il premio consiste in un workshop di ricerca della durata di due settimane presso i.lab, dell’Italcementi Group a Bergamo.

 

 

 

Source: Artribune

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