Warning: preg_match(): Unknown modifier 't' in /web/htdocs/www.latuscreativity.it/home/wp/wp-content/plugins/mobile-website-builder-for-wordpress-by-dudamobile/dudamobile.php on line 603 Intolleranza al quiz? L’ateneo del futuro è già in rete con una missione: liberare il sapere | Latus Creativity | The Digital Remix of the Creative Flow in Lazio

Intolleranza al quiz? L’ateneo del futuro è già in rete con una missione: liberare il sapere

Un solo studente su otto in Italia avrà accesso quest’anno ai corsi di laurea a numero chiuso e programmato. Istruzione.it e Almalaurea rivelano che dei 2.274 corsi di primo livello e a ciclo unico funzionanti nelle università statali, quelli a numero chiuso sono 1.231, il 54,2%. Di questi il 27 per cento a programmazione nazionale e il 27,2 per cento con programmazione locale degli accessi. La “lotteria” del quiz costa ad ogni studente dai 50 ai 100 euro “non rimborsabili”, un business valutato 10 milioni di euro.

Lo scorso aprile soltanto 52 tra gli oltre 600 corsi della Open University (nata nel 1969 nel Regno Unito) hanno superato i 50 milioni di download attraverso l’app di Apple ”iTunes U”. Un testa a testa con gli altrettanti download degli studenti dei  corsi open di Standford. Bisogna aggiungere poi le cifre a sette zeri del progetto OpenCourseWare del Massachusetts Institute of Technology, gli Open Yale Courses della Yale University e la Berkeley’s Webcast.Berkeley dell’Università della California, la moltitudine di open universities in India e nel sud est asiatico, l’Australia, etc. etc..

Quasi tutti i corsi sono gratuiti e aperti (basta iscriversi attraverso il calssico login) e molte università rilasciano un riconoscimento accademico al superamento dell’esame o crediti formativi in accordo con gli istituti da cui provengono gli studenti.

Ad agosto il rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla, ha annunciato una nuova sperimentazione: il numero chiuso per tutti i corsi universitari nel capoluogo siciliano. Ha motivato la decisione facendo riferimento alla necessità di mantenimento degli standard di qualità (attualmente l’Università di Palermo è al 401° posto nella classifica mondiale ARWU) e allo squilibrio tra il numero di laureati e le potenzialità occupazionali.

Novembre 2011: all’Università di Freiburg, in Germania, Wolfram Burgard, professore del dipartimento di Computer Science istituisce un corso online e a medio termine di Intelligenza Artificiale. 54 iscritti provenienti da diverse università tedesche ed europee. Il corso così formato partecipa all’esperimento del dipartimento di Computer Science dell’Università di Standford e così, semplicemente attraverso una connessione ad internet e login gratuiti, gli ignari studenti si sono trovati a condividere un’esperienza formativa che ha raccolto 23.000 partecipanti da tutto il mondo. Tutti hanno sostenuto l’esame finale in aule accademiche (come nel caso di Freiburg) oppure comodamente a casa in attesa dell’attestato firmato dal professore.  Molti hanno raggiunto un punteggio pari a quello dei 175 studenti che pagano circa 40.000$ di tasse annuali a Palo Alto.

Il grande successo dell’esperimento di Standford ( 2° posto nella classifica dell’Academic Ranking of World Universities) e di Freiburg (99° posto) assume un’importanza rilevante nel panorama globale delle trasformazioni della società dell’informazione. E non sono in fatto di numeri.

Gli studenti che partecipano al corso CS221: Introduction to Artificial Intelligence non usufruiscono di sole lezioni registrate o materiali didattici. La metodologia di Standford prevede una serie di quiz da tenersi in aula, l’assegnazione dei “compiti a casa” e il tutoring negli orari di ricevimento (online) con due star americane dell’”education culture”: Peter Norvig, ricercatore esecutivo in Google e nel dipartimento di robotica della NASA e Sebastian Thrun, professore di scienza dei computer a Standford. Questo sistema di feedback interattivo è in grado secondo i promotori di arginare magnificamente il problema della dispersione degli studenti. E’ un sistema in armonia con gli sviluppi dell’intelligenza connettiva in rete.

Andiamo in Sud Africa. E’ qui che nasce il primo esempio di “open university” nel 1946 con il primo esempio mondiale di “tele-università”. L’idea è quella di  abbattere le barriere della distanza, ottimizzare lo spazio a disposizione, democratizzare il sapere, offrire qualità nei processi educativi per milioni di persone, ottimizzare l’economia investendo in ricerca ciò che l’open learning permette di risparmiare. A distanza di poco più di mezzo secolo l’Università del Sud Africa (UNISA) è una delle più grandi mega-università al mondo con più di 300.000 iscritti provenienti da 130 paesi.

Numeri e storie che mostrano chiaramente un trend mondiale verso l’università aperta alla condivisione libera della conoscenza e dei saperi. Milioni di persone connesse ad Internet possono accedere, grazie alle nuove tecnologie ipermediali, a tutto il sapere condiviso e disponibile in rete. L’interazione cross-culturale, la collaborazione, la creatività e lo sviluppo di nuove forme di comunicazione e di carriere professionali sono alcuni degli aspetti chiave dell’ateneo del futuro che punta alla co-creazione della conoscenza e dei processi della ricerca. Attraverso la rete è possibile discutere e lavorare a soluzioni condivise per problemi reali come il digital divide (ad oggi, su scala mondiale, solo cinque persone su mille hanno accesso alla Rete).

L’attuale ecosistema globale della conoscenza esalta l’inclusione sociale, l’intelligenza connettiva e l’interattività. Apre le porte reali e virtuali degli atenei a tutti i cittadini del mondo, mette in rete il sapere e lo rende di libero accesso.

La speranza italiana è che già a partire dalla prossima Agenda Digitale, qualcuno si ricordi di aggiornare legislatori e accademici distratti su quanto accade nel villaggio globale.

L’elenco che segue cattura una selezione di università, accademie e progetti di sviluppo che divulgano, diffondono miliardi di bit di informazione al secondo nel nuovo panorama cross-culturale del sapere libero in rete.

 

di Pasquale Direse

 

 

 

 

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