Le scarpe GPS per ritrovare la strada di casa

I calzolai hanno sempre costruito scarpe di ottima fattura, ma non sono mai stati in grado di realizzarne un paio che ti porta fino a casa. Nel senso che ti mostra, passo dopo passo, qual è la strada giusta da seguire verso il tuo tetto. Tutto in un unico paio di scarpe. Se lo credete impossibile, significa che non avete mai visto cosa ha fatto il designer inglese Dominic Wilcox con il suo No Place Like Home.

Facciamo un passo indietro. Ve lo ricordate “Il mago di Oz”, il film del 1939 nel quale la protagonista Dorothy batte tre volte i tacchi delle sue scarpette rosse per tornare magicamente a casa? Wilcox si è ispirato proprio a quelle calzature, realizzandone una versione in pelle (questa volta da uomo) dotate di un GPS integrato.

Basta far battere i tacchi l’uno contro l’altro per attivare l’antenna GPS inserita nella linguetta posteriore che ti guiderà verso casa. Dopo di che, non resta che camminare. La punta della scarpa sinistra ospira una serie di led disposti a cerchio che si illuminano a seconda di qual è la direzione giusta da seguire. Allo stesso modo, la calzatura destra è dotata di una barra led verticale che mostra la distanza dalla meta. Quando l’ultimo indicatore lampeggia di luce verde, sei arrivato.

Dentro alle scarpe di Wilcox c’è un bel miscuglio di tecnologia e artigianato, una di quelle fusioni creative a cui fabbers e makers ci stanno abituando sempre di più. Il modulo GPS contenuto sotto la suola è programmabile dal computer attraverso una porta USB, i segnali luminosi sono a base di led per essere visti anche di giorno, mentre la scarpa di pelle è stata lavorata da un artigiano di Northampton.

Senza l’incontro perfetto tra questi tre campi della conoscenza (software – hardware – calzoleria), le scarpe di Wilcox non esisterebbero. Che si tratti di un prodotto della nuova rivoluzione industriale o di un’opera d’arte, una sola cosa è certa: il passato artigiano non è condannato a scomparire. E lo abbiamo visto anche a Firenze con i laboratori Popup Makers. L’importante è sporcarsi le mani lavorandoci su.

 

 

 

Source: makerfairerome

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