OpenKit ~ Raspberry Pi: il microcomputer che costa meno di un videogame

Una fondazione non-profit britannica decide di promuovere la computer science nelle scuole. Come? Produce un microcomputer, grosso quanto una carta d’identità digitale e che costa meno di un videogame.

E’ Raspberry Pi, un computer completo concentrato in una singola scheda elettronica con la missione di diffondere l’informatica e la programmazione digitale nelle scuole di tutto il mondo.

Un mini-computer progettato da uno sviluppatore di videogiochi, David Braben, già famoso per il simulatore di volo virtuale Elite negli ’80s e che da alcuni anni è passato alla sperimentazione hardware fino a progettare il microcomputer che già presagisce una imminente rivoluzione informatica.

Raspberry Pi, che prende il nome dalla fondazione che lo produce, costa 35$ (25$ la versione senza connessione ethernet), sta in un pacchetto di caramelle ed è immediatamente interfacciabile con un dispositivo video, un mouse, una tastiera, una rete per la gestione della domotica e molti altri modi d’uso creativi.

Al progetto partecipa l’Università di Cambridge.
Dal 2006 Eber Upton e la sua equipe del corso di computer science vedono un declino sia d’interesse che di rendimento tra gli studenti degli anni accademici precedenti. Rispetto al 1990, quando gli skills delle matricole sono mediamente quelli di programmatore amatoriale (gli hackers di Commodore 64, Atari etc.) nel 2000 il candidato medio ha fatto solo qualche esperienza nel web design.

I costi dei computer sono spesso inaccessibili per gli studenti, soprattutto i fuorisede, che devono già sostenere ingenti altre spese per sopravvivere. E pensiamo all’Italia dove le università spesso possono permettersi solo poche decine di computer per migliaia di studenti.

Il prof. Upton ha quindi deciso di mettersi al lavoro e fino al 2008 ha progettato diverse schede elettroniche che si sono convertite in breve tempo nell’attuale prototipo.

Negli ultimi 3-4 anni i processori dei dispositivi mobile sono diventati più performanti e accurati, abbastanza potenti da fornire multimedia di qualità eccellente, proprio la caratteristica che attira maggiormente l’attenzione dei ragazzi che spesso non si interessano all’uso programming-oriented degli strumenti digitali.

Braben, Upton e gli altri membri dell’equipe hanno creato la fondazione Raspberry Pi proprio per coniugare un’interfaccia familiare (un computer a tutti gli effetti) che offre la possibilità di sperimentare lo sviluppo di progetti dalla robotica all’interaction design a costi bassissimi. L’openlearning e l’accessibilità fanno di Raspberry un’eccellente prodotto nel campo dell’istruzione ma anche un sicuro gioiello per tutti gli amanti del settore dell’elettronica opensource (specie gli Arduino’s addicted).

La community di Raspberry Pi raccoglie già qualche milione di partecipanti da tutto il mondo che si scambiano idee, codici e progetti e la fondazione promette di produrre solo quest’anno 30.000 unità al mese. A settembre 2012 ne erano stati venduti 500.000!

Se la ricetta al lampone di Braben e Upton dovesse funzionare potremmo connetterci presto con quel 60% del pianeta che ad oggi non ha ancora accesso alla Rete.

Tutte le informazioni sul micro-computer sono disponibili sul wiki e sul sito Raspberrypi.org.

di Pasquale Direse

 

 

 

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