Fondazione Nomas e Valle Occupato. Tra omaggio, riflessione e reinvenzione del passato

A Theatre Cycle – Claude-Samuel Lévine, Theremin concert. Courtesy Teatro Valle Occupato

Il primo appuntamento di A Theatre Cycle ha il sapore di un tuffo nel passato: di caroselli e mimi bizzarri, di ombre e finzioni, di antichi strumenti musicali, di luci e impressioni. La musica è sperimentazione ed esperienza multisensoriale nell’esibizione di Claude-Samuel Lévine (musicista e compositore francese che ha suonato, tra gli altri, con i Radiohead) e in Parfums Pourpres du Soleil des Pôles, performance sinestetica diUlla Von BrandenburgJulien DiscritThomas DupouyClaude-Samuel Lévine eLaurent Montaron, ideata per il New Festival del Centre Pompidou nel 2009. Il primo inaugura il progetto esibendosi in un assolo con theremin. Afferrando l’aria e manipolando note ed emozioni, Lévine ci proietta in un’atmosfera surreale attraverso una forte gestualità del rapporto tra esecutore-musicista e dispositivo: il corpo che danza è strumento musicale.

Il titolo di Parfums Pourpres du Soleil des Pôles, sinestetico di per sé, s’ispira all’ultima strofa di Métropolitain di Arthur Rimbaud. In questo caso la contaminazione tra i sensi è data dall’empatia percettiva tra elementi visivi e sonori in una comunicazione multisensoriale. Sul palco, due harmonium indiani e un shruti box riproducono un crescendo musicale, tradotto in un sistema di luci colorate proiettate simultaneamente nello spazio. Un’esperienza profondamente soggettiva, come soggettiva è ogni esperienza sensoriale.

Ulla Von Brandenburg e Laurent Montaron – reduci dalle loro personali a Roma, rispettivamente alla Galleria Monitor e al Pigna Project Space – sono soliti confrontarsi con l’aspetto temporale, sia esso declinato nei codici sociali e comportamentali, come nel caso della Von Brandenburg, o nell’evoluzione dei media, dalla meccanizzazione della rappresentazione fino alle forme digitali odierne, nel caso di Montaron. Il lavoro di entrambi ruota attorno ai codici che identificano la costruzione della realtà sociale, per evidenziare i paradossi associati alla nostra cognizione della modernità.

Ecco allora che l’artista tedesca ci strania con Fü-fü-fü-fü-fü-fünf, cantilenante filastrocca per bambini cantata da un moderno cefaloforo. Maestra della messa in scena e della destrutturazione del teatro, Von Brandenburg utilizza il sipario come demarcazione fisica tra mondo reale e illusorio, creando uno spazio a parte nello spirito degli spettacoli meraviglia che viaggiavano di città in città nel XIX secoloIn ultimo, Artillery,tableau vivant di Montaron, rievoca un colpo d’artiglieria con un’ironica messa in scena in chiara eco sintetica futurista. Un boato, lo stupore del pubblico e boom, lo spettacolo è finito.

Il leitmotiv del primo evento di A Theatre Cycle sembra essere l’omaggio al passato, che emerge sotto forma d’immagini familiari riutilizzate per l’elaborazione di nuovi significati. Gli artisti in scena affrontano il palco come strato di congiunzione tra individualità e collettività, adattando le tradizioni per un’orientazione spaziale delle performances attraverso il linguaggio del corpo, le scenografie, i costumi, la musica. I loro mondi magici, attraversati dalle vestigia del passato, attingono ai temi del rituale, così come al teatro, al cinema, alla fotografia, ai dispositivi percettivi dei media. I precedenti artistici spaziano dalla Commedia dell’Arte alle performance Dada di Hugo Ball al Cabaret Voltaire, dal Carnevale italiano alle sperimentazioni Bauhaus di Oskar Schlemmer. Forme ibride che emergono dall’incontro tra pratiche artistiche distinte, per raggiungere tassonomie integrate che ridefiniscono categorie artistiche date per assodate.

Il riferimento al passato sarà una sotto-trama anche negli eventi successivi, come confermano le curatrici del progetto, Ilaria Gianni e Cecilia Canziani“Non è stata una scelta deliberata, ma il dato storico sembra essere il filo rosso di tutti e tre gli episodi. Per noi non è stata tanto la storia, quanto l’idea di teatro come linguaggio a guidarci nella scelta degli artisti. La domanda che ci dobbiamo porre è perché, oggi, gli artisti guardano alla storia, o meglio al passato, con rinnovato interesse, e qual è il senso di questa riflessione? Perché il passato fa narrazione, e il presente, o addirittura il futuro, no?”.

 

 

 

Source: Artribune

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